25 Aprile 2020 – Messaggi

Prof. Domenico Milito – Presidente Nazionale Fnism

Care amiche e amici, il 25 aprile, quest’anno, cade in un momento particolare che vede la sofferenza e la preoccupazione dilagare nei nostri animi: c’è tanto dolore e tristezza nei nostri cuori per le sofferenze e i lutti a causa del Covid 19 che stanno aggredendo tanta parte del nostro popolo, così come gli interrogativi sulle ricadute nefaste in ambito sociale ed economico.  L’ idea che ci conforta, comunque, è  che ci si possa riprendere presto. Ciò è possibile se ognuno di noi si impegnerà, ancor di più, in uno slancio vitale segnato dall’ottimismo, tendendo alla ripresa, con lo stesso vigore morale che permise ai nostri eroi di opporsi, e poi di lottare con la Resistenza, all’oppressione di quella libertà che oggi ci ritroviamo a festeggiare.

L’esempio ci deriva da quanto ebbero il coraggio di fare quei nostri colleghi, maestri, intellettuali, docenti universitari, che ci piace, per l’occasione, ricordare attraverso la lettura del “pezzo” allegato, il cui autore è il nostro carissimo presidente della Sezione FNISM di Manduria (TA).

Un forte abbraccio, Mimmo Milito

 

Prof. Vito Andrea Mariggiò – Presidente sezione Fnism di Manduria (TA)

La Resistenza di maestri e maestre alla pedagogia dell’odio fascista

Quando si parla di Resistenza alla dittatura fascista si menzionano i grandi eventi bellici in cui apertamente si scontrarono forze antagoniste, libertarie e liberticide, soprattutto all’indomani dell’8 settembre data in cui il governo italiano, presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio, annunciò l’armistizio con gli anglo-americani. Mentre il re Vittorio Emanuele III e Badoglio, con la poco dignitosa ‘fuga di Pescara’, abbandonarono Roma per raggiungere Brindisi, gli altri Italiani, militari e civili, si ritrovarono a dover decidere da che parte stare e in che modo difendersi. La storia seguente è nota a tutti.

Meno note, invece, appaiono quelle pagine della Resistenza italiana scritte già prima dei futuri scontri armati da uomini e donne di cultura che opposero con pervicacia i propri convincimenti ed ideali di libertà democratica alle manovre sempre più invasive ed oppressive della dittatura fascista. Se nel mondo accademico appena dodici docenti universitari su oltre milleduecento seppero negare il loro consenso al giuramento di fedeltà al fascismo, di cui l’esule Gaetano Salvemini si doleva fortemente, in quello della scuola tante figure di maestri e maestre condussero una loro personale campagna di resistenza culturale contro il dilagare dell’ideologia fascista. Lo fecero con gli strumenti a loro disposizione, con gli strumenti di una pedagogia che esaltava l’uomo al di là delle sue differenze di ‘razza’, il libero pensiero e la cultura della pace. Lo fecero sfidando, ora apertamente ora in modo più dissimulato, la politica scolastica del Regime che aveva colto la necessità di indottrinare fin da subito le giovani menti al mito dell’ubbidienza incondizionata e servile, al mito della guerra, come forza forgiante il carattere dei futuri cittadini, al culto del Duce. Il filosofo Gallo Galli, voce narrante dell’educazione fascista scriveva: “La possibilità, la necessità della lotta armata è immanente alla coscienza nazionale, è presente in ogni momento di questa. …E non c’è dunque educazione veramente, vigorosamente nazionale, che non sia anche educazione guerriera”.

Sul fronte avverso erano schierati maestri e maestre che disattendendo questi principi educavano i loro allievi alla concordia tra i popoli, alla lotta contro le diseguaglianze sociali, alla condanna delle guerre coloniali. Il rischio era altissimo. Ne citiamo alcuni: Adalgisa Breviglieri (1874-1924) insegnante ad Ancona, licenziata dal fascismo, picchiata, incarcerata, morta per le sofferenze subite; Camilla Ravera (1889-1988), fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, perseguitata dal fascismo trascorse tredici anni tra prigione e confino; Alda Costa (1876-1944), socialista, più volte arrestata dai fascisti, morì in carcere;Anselmo Cessi (1877-1926), un patriota cattolico, ucciso mentre tornava a casa alla presenza della moglie; Carlo Cammeo (1897-1921), maestro impegnato nella lotta per i diritti civili, ucciso a Pisa nella sua scuola, davanti i suoi allievi.

Massimo Castoldi autore del libro ‘Insegnare la libertà. Storie di maestri antifascisti’, scrive che “la storia dei maestri non è scritta, anche perché è molto difficile da scrivere. I documenti sono scarsi, se non inesistenti, le testimonianze lacunose”. Di certo la loro testimonianza di vita, il loro sacrificio silenzioso, ha contribuito a scrivere le pagine della Resistenza italiana contro il nazifascismo, su cui oggi si erge la nostra libertà repubblicana, futuro nostro e dei nostri figli.

Vito Andrea Mariggiò

Presidente della Sezione Fnism di Manduria (TA

 

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